The monastic complex of Sant’Eustorgio, in the Porta Ticinese district of Milan, preserves a historical stratification in which absences and unfinished elements coexist, issues that time has never resolved. Founded in the early Christian era, the complex now forms a stratigraphic tapestry in which every era has left its mark, yet without forming a unified and definitive whole. Among these unfinished traces, the fourth side of the second cloister, which is currently missing – presents an opportunity to restore a space for communal life to the city. The project stems from the juxtaposition of two seemingly disparate needs, which research reveals to be deeply interconnected. On the one hand, there is the need to be a privately managed institution such as the Diocesan Museum, to consolidate, protect and manage its historical, artistic and architectural heritage. The monastic complex of Sant’Eustorgio, in the Porta Ticinese district of Milan, preserves a historical stratification in which absences and unfinished elements coexist, issues that time has never been resolved. Founded in the early Christian era, the complex now forms a stratigraphic tapestry in which every era has left its mark, yet without forming a unified and definitive whole. Among these unfinished traces, the fourth side of the second cloister, which is currently missing, presents an opportunity to restore a space for communal life to the city. The project stems from the juxtaposition of two seemingly disparate needs, which research reveals to be deeply interconnected. On the one hand, there is the need, inherent, to be a privately managed institution such as the Diocesan Museum, to consolidate, protect and manage its historical, artistic and architectural heritage.

Il complesso monastico di Sant'Eustorgio, nel quartiere di Porta Ticinese a Milano, custodisce una stratificazione storica, entro la quale convivono assenze e incompiutezze che il tempo non ha mai risolto. Fondato in epoca paleocristiana, il complesso costituisce oggi un palinsesto stratigrafico in cui ogni epoca ha lasciato una traccia, senza tuttavia comporre un disegno unitario e definitivo. Tra queste tracce incompiute, il quarto lato del secondo chiostro, ad oggi mancante, costituisce un’ opportunità per restituire alla città uno spazio di vita collettiva. Il progetto nasce dal confronto tra due esigenze apparentemente distanti, ma che la ricerca rivela profondamente interconnesse. Da un lato vi è la necessità, propria di un'istituzione di gestione privata come il Museo Diocesano, di consolidare, proteggere e amministrare il proprio patrimonio storico, artistico e architettonico. Dall'altro lato vi è l'urgenza, sempre più evidente nel tessuto urbano milanese, di moltiplicare gli spazi pubblici fondati sulla gratuità e sull'accesso libero, i cosiddetti “terzi luoghi”, intesi come spazi intermedi tra la sfera domestica e quella lavorativa, capaci di accogliere la socialità informale, lo studio, l'incontro e la sosta senza alcuna richiesta di consumo. Il progetto rovescia l'apparente contraddizione tra protezione e apertura, mostrando come proprio la necessità di delimitare uno spazio possa generare, per contrasto, la possibilità di aprirne un altro alla collettività. Secondo questa visione si configura quindi una disposizione radiale di volumi, ispirata dalla vicina presenza dell’anfiteatro romano e dallo studio delle relazioni assiali di cui godono i chiostri rispetto alle rovine dell’antica Milano. Il chiostro diviene quinta architettonica di questo “teatro non teatro”, ove l ‘aggiunta si fa braccio unificante e protettivo della platea, individuando al suo centro un’orchestra ellittica, che amplifica i punti di vista prospettici verso il complesso di Sant’Eustorgio.

Cavea: extending of the Diocesan Museum, extension of the public space

Gandolfi, Elisa
2025/2026

Abstract

The monastic complex of Sant’Eustorgio, in the Porta Ticinese district of Milan, preserves a historical stratification in which absences and unfinished elements coexist, issues that time has never resolved. Founded in the early Christian era, the complex now forms a stratigraphic tapestry in which every era has left its mark, yet without forming a unified and definitive whole. Among these unfinished traces, the fourth side of the second cloister, which is currently missing – presents an opportunity to restore a space for communal life to the city. The project stems from the juxtaposition of two seemingly disparate needs, which research reveals to be deeply interconnected. On the one hand, there is the need to be a privately managed institution such as the Diocesan Museum, to consolidate, protect and manage its historical, artistic and architectural heritage. The monastic complex of Sant’Eustorgio, in the Porta Ticinese district of Milan, preserves a historical stratification in which absences and unfinished elements coexist, issues that time has never been resolved. Founded in the early Christian era, the complex now forms a stratigraphic tapestry in which every era has left its mark, yet without forming a unified and definitive whole. Among these unfinished traces, the fourth side of the second cloister, which is currently missing, presents an opportunity to restore a space for communal life to the city. The project stems from the juxtaposition of two seemingly disparate needs, which research reveals to be deeply interconnected. On the one hand, there is the need, inherent, to be a privately managed institution such as the Diocesan Museum, to consolidate, protect and manage its historical, artistic and architectural heritage.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
Il complesso monastico di Sant'Eustorgio, nel quartiere di Porta Ticinese a Milano, custodisce una stratificazione storica, entro la quale convivono assenze e incompiutezze che il tempo non ha mai risolto. Fondato in epoca paleocristiana, il complesso costituisce oggi un palinsesto stratigrafico in cui ogni epoca ha lasciato una traccia, senza tuttavia comporre un disegno unitario e definitivo. Tra queste tracce incompiute, il quarto lato del secondo chiostro, ad oggi mancante, costituisce un’ opportunità per restituire alla città uno spazio di vita collettiva. Il progetto nasce dal confronto tra due esigenze apparentemente distanti, ma che la ricerca rivela profondamente interconnesse. Da un lato vi è la necessità, propria di un'istituzione di gestione privata come il Museo Diocesano, di consolidare, proteggere e amministrare il proprio patrimonio storico, artistico e architettonico. Dall'altro lato vi è l'urgenza, sempre più evidente nel tessuto urbano milanese, di moltiplicare gli spazi pubblici fondati sulla gratuità e sull'accesso libero, i cosiddetti “terzi luoghi”, intesi come spazi intermedi tra la sfera domestica e quella lavorativa, capaci di accogliere la socialità informale, lo studio, l'incontro e la sosta senza alcuna richiesta di consumo. Il progetto rovescia l'apparente contraddizione tra protezione e apertura, mostrando come proprio la necessità di delimitare uno spazio possa generare, per contrasto, la possibilità di aprirne un altro alla collettività. Secondo questa visione si configura quindi una disposizione radiale di volumi, ispirata dalla vicina presenza dell’anfiteatro romano e dallo studio delle relazioni assiali di cui godono i chiostri rispetto alle rovine dell’antica Milano. Il chiostro diviene quinta architettonica di questo “teatro non teatro”, ove l ‘aggiunta si fa braccio unificante e protettivo della platea, individuando al suo centro un’orchestra ellittica, che amplifica i punti di vista prospettici verso il complesso di Sant’Eustorgio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/261568