This thesis investigates the depoliticization of contemporary landscape design and proposes a spatial epistemology that reconnects landscape practice with the political dimensions of space. It argues that landscape architecture often treats mapping, site analysis, and design intervention as neutral technical procedures, while the social processes, power relations, institutional arrangements, and conflicts that produce space are frequently displaced outside the field of design decision-making. The thesis develops a methodological framework that combines critical mapping and ethnographic fieldwork. Drawing on spatial theory, cartographic critique, and ethnography, it reinterprets mapping not as a simple representation of site conditions, but as an epistemic device through which different forms of spatial knowledge become visible or invisible. Satellite imagery, official planning maps, and maps produced through users’ and residents’ experiences are juxtaposed in order to reveal contradictions between material space, institutional representation, and lived practice. Ethnographic fieldwork then follows these contradictions into everyday spatial practices, organisational networks, and concrete relations of power. The case study focuses on Comasina and ex Paolo Pini in Milan, and progressively narrows to Piazza Gasparri. The analysis shows that Piazza Gasparri is not a neutral public space, but the outcome of historical planning, social housing policy, community organisation, tactical urbanism, multi-ethnic everyday use, and public-space renewal. Its apparent publicness is produced through specific organisational structures and spatial devices, while also generating uneven positions of participation, visibility, and marginality. By comparing ethnographic findings with the official renewal project for Piazza Gasparri, the thesis shows that landscape design does not merely produce new material forms. It also participates in defining who is imagined as the legitimate user of public space, who can take part in its production, who benefits from transformation, and which subjects or practices are weakened or ignored. The thesis therefore argues for a repoliticized landscape epistemology capable of bringing real subjects, practices, and power relations back into the field of design cognition.

Questa tesi indaga la depoliticizzazione della pratica contemporanea del paesaggio e propone una epistemologia spaziale capace di ricollegare il progetto di paesaggio alla dimensione politica dello spazio. La ricerca sostiene che l’architettura del paesaggio tende spesso a trattare mapping, analisi del sito e intervento progettuale come procedure tecniche e neutrali, mentre i processi sociali, i rapporti di potere, gli assetti istituzionali e i conflitti che producono lo spazio vengono frequentemente collocati al di fuori del campo decisionale del progetto. La tesi costruisce un quadro metodologico fondato sull’integrazione tra mapping critico e fieldwork etnografico. A partire dalla teoria spaziale, dalla critica cartografica e dall’etnografia, il mapping viene reinterpretato non come semplice rappresentazione delle condizioni del sito, ma come dispositivo epistemico attraverso cui diverse forme di conoscenza spaziale diventano visibili o invisibili. Immagini satellitari, mappe istituzionali e mappe prodotte a partire dall’esperienza di utenti e abitanti vengono accostate per far emergere le contraddizioni tra spazio materiale, rappresentazione istituzionale e pratiche vissute. Il fieldwork etnografico segue poi tali contraddizioni all’interno delle pratiche quotidiane, delle reti organizzative e delle concrete relazioni di potere. Il caso studio si concentra sull’area Comasina–ex Paolo Pini a Milano, per poi focalizzarsi progressivamente su Piazza Gasparri. L’analisi mostra che Piazza Gasparri non è uno spazio pubblico neutrale, ma il risultato di una stratificazione di pianificazione storica, politiche di edilizia sociale, organizzazione comunitaria, urbanismo tattico, usi quotidiani multi-etnici e processi di riqualificazione. La sua apparente pubblicità è prodotta da specifiche strutture organizzative e dispositivi spaziali, che generano al tempo stesso posizioni diseguali di partecipazione, visibilità e marginalità. Attraverso il confronto tra i risultati etnografici e il progetto ufficiale di riqualificazione di Piazza Gasparri, la tesi mostra che il progetto di paesaggio non produce soltanto nuove forme materiali. Esso partecipa anche alla definizione di chi viene immaginato come utente legittimo dello spazio pubblico, chi può prendere parte alla sua produzione, chi beneficia della trasformazione e quali soggetti o pratiche vengono indeboliti o ignorati. La tesi sostiene quindi la necessità di una epistemologia del paesaggio ripoliticizzata, capace di riportare soggetti reali, pratiche e rapporti di potere nel campo cognitivo del progetto.

From depoliticization to repoliticization: mapping, fieldwork, and a spatial epistemology for landscape design

TANG, YINGHUI
2025/2026

Abstract

This thesis investigates the depoliticization of contemporary landscape design and proposes a spatial epistemology that reconnects landscape practice with the political dimensions of space. It argues that landscape architecture often treats mapping, site analysis, and design intervention as neutral technical procedures, while the social processes, power relations, institutional arrangements, and conflicts that produce space are frequently displaced outside the field of design decision-making. The thesis develops a methodological framework that combines critical mapping and ethnographic fieldwork. Drawing on spatial theory, cartographic critique, and ethnography, it reinterprets mapping not as a simple representation of site conditions, but as an epistemic device through which different forms of spatial knowledge become visible or invisible. Satellite imagery, official planning maps, and maps produced through users’ and residents’ experiences are juxtaposed in order to reveal contradictions between material space, institutional representation, and lived practice. Ethnographic fieldwork then follows these contradictions into everyday spatial practices, organisational networks, and concrete relations of power. The case study focuses on Comasina and ex Paolo Pini in Milan, and progressively narrows to Piazza Gasparri. The analysis shows that Piazza Gasparri is not a neutral public space, but the outcome of historical planning, social housing policy, community organisation, tactical urbanism, multi-ethnic everyday use, and public-space renewal. Its apparent publicness is produced through specific organisational structures and spatial devices, while also generating uneven positions of participation, visibility, and marginality. By comparing ethnographic findings with the official renewal project for Piazza Gasparri, the thesis shows that landscape design does not merely produce new material forms. It also participates in defining who is imagined as the legitimate user of public space, who can take part in its production, who benefits from transformation, and which subjects or practices are weakened or ignored. The thesis therefore argues for a repoliticized landscape epistemology capable of bringing real subjects, practices, and power relations back into the field of design cognition.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
Questa tesi indaga la depoliticizzazione della pratica contemporanea del paesaggio e propone una epistemologia spaziale capace di ricollegare il progetto di paesaggio alla dimensione politica dello spazio. La ricerca sostiene che l’architettura del paesaggio tende spesso a trattare mapping, analisi del sito e intervento progettuale come procedure tecniche e neutrali, mentre i processi sociali, i rapporti di potere, gli assetti istituzionali e i conflitti che producono lo spazio vengono frequentemente collocati al di fuori del campo decisionale del progetto. La tesi costruisce un quadro metodologico fondato sull’integrazione tra mapping critico e fieldwork etnografico. A partire dalla teoria spaziale, dalla critica cartografica e dall’etnografia, il mapping viene reinterpretato non come semplice rappresentazione delle condizioni del sito, ma come dispositivo epistemico attraverso cui diverse forme di conoscenza spaziale diventano visibili o invisibili. Immagini satellitari, mappe istituzionali e mappe prodotte a partire dall’esperienza di utenti e abitanti vengono accostate per far emergere le contraddizioni tra spazio materiale, rappresentazione istituzionale e pratiche vissute. Il fieldwork etnografico segue poi tali contraddizioni all’interno delle pratiche quotidiane, delle reti organizzative e delle concrete relazioni di potere. Il caso studio si concentra sull’area Comasina–ex Paolo Pini a Milano, per poi focalizzarsi progressivamente su Piazza Gasparri. L’analisi mostra che Piazza Gasparri non è uno spazio pubblico neutrale, ma il risultato di una stratificazione di pianificazione storica, politiche di edilizia sociale, organizzazione comunitaria, urbanismo tattico, usi quotidiani multi-etnici e processi di riqualificazione. La sua apparente pubblicità è prodotta da specifiche strutture organizzative e dispositivi spaziali, che generano al tempo stesso posizioni diseguali di partecipazione, visibilità e marginalità. Attraverso il confronto tra i risultati etnografici e il progetto ufficiale di riqualificazione di Piazza Gasparri, la tesi mostra che il progetto di paesaggio non produce soltanto nuove forme materiali. Esso partecipa anche alla definizione di chi viene immaginato come utente legittimo dello spazio pubblico, chi può prendere parte alla sua produzione, chi beneficia della trasformazione e quali soggetti o pratiche vengono indeboliti o ignorati. La tesi sostiene quindi la necessità di una epistemologia del paesaggio ripoliticizzata, capace di riportare soggetti reali, pratiche e rapporti di potere nel campo cognitivo del progetto.
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