This thesis considers cultural centres in the Socialist Federal Republic of Yugoslavia from 1945 to 1990, viewing them as an architectural typology that emerges in direct relation to the country's political, social and urban development. Starting from the broader context of Yugoslav socialism, the work of self-management, decentralisation, and the idea of "culture for all", the thesis analyses how cultural centres have become a spatial framework for shaping collective life, education, cultural participation, and the modernisation of everyday life. The research first examines the role of culture in rebuilding the socialist society, and then follows the architectural development of cultural centres through changes in program, layout and form. Through typological analysis, it is shown that the cultural centre was not a unique and stable model, but a flexible typology that changed in relation to political, economic, social and urban conditions. A special focus of the paper is the implementation of cultural centres and how different urban contexts, such as rural areas, industrial cities, municipal centres, and large urban spaces, produced different spatial, programmatic, and organisational responses. Through selected case studies, the thesis examines the specific mechanisms of the creation of these buildings: initiators, users, financing, architectural decisions and attitudes towards the local community. The final part of the paper deals with the instrumentalisation of cultural centres, interpreting them as spaces through which the ideas of socialist modernisation, collective identity and social participation were translated into architectural reality. In this way, cultural centres are understood not only as objects of culture, but as active mechanisms for the production of social and urban life in Yugoslavia.

Questa tesi considera i centri culturali nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal 1945 al 1990, osservandoli come una tipologia architettonica che emerge in relazione diretta con lo sviluppo politico, sociale e urbano del Paese. Partendo dal più ampio contesto del socialismo jugoslavo, dall’autogestione, dalla decentralizzazione e dall’idea di “cultura per tutti”, la tesi analizza come i centri culturali siano diventati una cornice spaziale per la formazione della vita collettiva, dell’educazione, della partecipazione culturale e della modernizzazione della vita quotidiana. La ricerca esamina innanzitutto il ruolo della cultura nella ricostruzione della società socialista, per poi seguire lo sviluppo architettonico dei centri culturali attraverso i cambiamenti nel programma, nell’organizzazione spaziale e nella forma. Attraverso l’analisi tipologica, si dimostra che il centro culturale non era un modello unico e stabile, ma una tipologia flessibile che cambiava in relazione alle condizioni politiche, economiche, sociali e urbane. Un focus particolare della tesi è l’implementazione dei centri culturali e il modo in cui diversi contesti urbani, come le aree rurali, le città industriali, i centri municipali e i grandi spazi urbani, abbiano prodotto diverse risposte spaziali, programmatiche e organizzative. Attraverso una selezione di casi studio, la tesi esamina i meccanismi specifici della creazione di questi edifici: promotori, utenti, finanziamento, decisioni architettoniche e atteggiamenti nei confronti della comunità locale. La parte finale della tesi si occupa dell’instrumentalizzazione dei centri culturali, interpretandoli come spazi attraverso i quali le idee di modernizzazione socialista, identità collettiva e partecipazione sociale sono state tradotte in realtà architettonica. In questo modo, i centri culturali sono intesi non solo come oggetti della cultura, ma come meccanismi attivi per la produzione della vita sociale e urbana in Jugoslavia.

Cultural centres as instruments : of architectural, political and social in the SFRY (1945–1990)

Kasalica, Vedrana
2025/2026

Abstract

This thesis considers cultural centres in the Socialist Federal Republic of Yugoslavia from 1945 to 1990, viewing them as an architectural typology that emerges in direct relation to the country's political, social and urban development. Starting from the broader context of Yugoslav socialism, the work of self-management, decentralisation, and the idea of "culture for all", the thesis analyses how cultural centres have become a spatial framework for shaping collective life, education, cultural participation, and the modernisation of everyday life. The research first examines the role of culture in rebuilding the socialist society, and then follows the architectural development of cultural centres through changes in program, layout and form. Through typological analysis, it is shown that the cultural centre was not a unique and stable model, but a flexible typology that changed in relation to political, economic, social and urban conditions. A special focus of the paper is the implementation of cultural centres and how different urban contexts, such as rural areas, industrial cities, municipal centres, and large urban spaces, produced different spatial, programmatic, and organisational responses. Through selected case studies, the thesis examines the specific mechanisms of the creation of these buildings: initiators, users, financing, architectural decisions and attitudes towards the local community. The final part of the paper deals with the instrumentalisation of cultural centres, interpreting them as spaces through which the ideas of socialist modernisation, collective identity and social participation were translated into architectural reality. In this way, cultural centres are understood not only as objects of culture, but as active mechanisms for the production of social and urban life in Yugoslavia.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
Questa tesi considera i centri culturali nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal 1945 al 1990, osservandoli come una tipologia architettonica che emerge in relazione diretta con lo sviluppo politico, sociale e urbano del Paese. Partendo dal più ampio contesto del socialismo jugoslavo, dall’autogestione, dalla decentralizzazione e dall’idea di “cultura per tutti”, la tesi analizza come i centri culturali siano diventati una cornice spaziale per la formazione della vita collettiva, dell’educazione, della partecipazione culturale e della modernizzazione della vita quotidiana. La ricerca esamina innanzitutto il ruolo della cultura nella ricostruzione della società socialista, per poi seguire lo sviluppo architettonico dei centri culturali attraverso i cambiamenti nel programma, nell’organizzazione spaziale e nella forma. Attraverso l’analisi tipologica, si dimostra che il centro culturale non era un modello unico e stabile, ma una tipologia flessibile che cambiava in relazione alle condizioni politiche, economiche, sociali e urbane. Un focus particolare della tesi è l’implementazione dei centri culturali e il modo in cui diversi contesti urbani, come le aree rurali, le città industriali, i centri municipali e i grandi spazi urbani, abbiano prodotto diverse risposte spaziali, programmatiche e organizzative. Attraverso una selezione di casi studio, la tesi esamina i meccanismi specifici della creazione di questi edifici: promotori, utenti, finanziamento, decisioni architettoniche e atteggiamenti nei confronti della comunità locale. La parte finale della tesi si occupa dell’instrumentalizzazione dei centri culturali, interpretandoli come spazi attraverso i quali le idee di modernizzazione socialista, identità collettiva e partecipazione sociale sono state tradotte in realtà architettonica. In questo modo, i centri culturali sono intesi non solo come oggetti della cultura, ma come meccanismi attivi per la produzione della vita sociale e urbana in Jugoslavia.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/262117