Autore SALVIA, GIUSEPPE
Relatore LEVI, MARINELLA
Coordinatore TRABUCCO, FRANCESCO
Tutor LEVI, MARINELLA
Data 19-mar-2013
Titolo della tesi Design for satisfactory and sustainable patterns of consumption and production. Il design per la pratica contemporanea del Do It Yourself
Abstract in italiano La seguente ricerca di dottorato indaga il ruolo del design(er) per la diffusione di modalità sostenibili di consumo e produzione. Alla luce dello stato dell’arte, la strategia qui perseguita è la promozione di stati di soddisfazione nelle persone attraverso la pratica di attività potenzialmente sostenibili. A tal scopo, il coinvolgimento di persone nei processi creativi per la produzione di artefatti – ovvero il Do-It-Yourself (DIY) e l’Autoproduzione – risulta una modalità promettente per massimizzare la consapevolezza di criticità contemporanee relative alla produzione e al consumo attraverso l’amplificazione di fenomeni contemporanei dove bricoleurs, amateurs, lead-users, prosumers, … hanno affermato l’avvento della ‘New DIY Era’. La ricerca ha quindi analizzato le diverse fasi del processo creativo dove in cui le persone possano essere coinvolte, dal Concept alla Trasformazione finale. Quest’ultimo include attività di riuso, riparazione, rifunzionalizzazione, riappropriazione e in generale di attività per l’allungamento della durata degli artefatti che hanno raggiunto il fine-vita, incorporando così un significativo vantagio ambientale. Pertanto, le attività di trasformazione costituiscono il focus della ricerca, che insieme alla pratica del DIY, sono state sinteticamente rinominate come RE-DIY. Gli sforzi di questa ricerca sono stati ulteriormente focalizzati su una specifica tipologia di artefatto, ovvero l’arredamento e materiali in qualità di categoria a maggior livello di dismissione sia in Italia sia nel Regno Unito, dove la ricerca è stata sviluppata. Lo studio del RE-DIY è stato basato sull’affermata teoria della pratica dall’ambito sociologico, che analizza le componenti di: Meaning, ovvero le scelte motivazionali Skills, ovvero le abilità coinvolte Materials, ovvero gli elementi tangibili. La teoria della pratica ha così rappresentato l’unità basilare di indagine, analisi e intervento, mirando a evidenziare esistenti e possibili connessioni per sostenere modalità di consumo e produzione sostenibili. Tale analisi ambisce a rispondere a tre domande principali: Come la pratica viene attualmente portata avanti dai suoi praticanti? Come i progettisti attualmente partecipano allo sviluppo della pratica? Come i progettisti potrebbero contribuire a sviluppare la pratica verso un impatto soddisfacente e vantaggioso secondo gli obiettivi della ricerca? A tale scopo è stata definita una complessa metodologia. La prima domanda è stata analizzata attraverso interviste semi-strutturate qualitative a praticanti nelle aree di Milano (IT) e Lancaster (UK). Ne emerge istantaneamente la comparabilità e affinità di soddisfazione percepita dalla pratica del RE-DIY indipendentemente dai diversi livelli di impegno e interesse dei diversi intervistati, classificati pertanto in quattro gruppi di creatività caratterizzati (Doers, Adapters, Makers e Creators). Le esperienze personali riportati sulla pratica del RE-DIY sono state approfonditamente analizzate secondo le componenti della teoria della pratica, evidenziando diversi elementi promettenti in termini di vantaggio ambientale possibile. Fra questi, risultano assumere un ruolo cruciale occasioni e servizi per la raccolta degli artefatti da destinare alla pratica, che hanno pertanto ricevuto ulteriori energie nell’indagine. Difatti è stata sviluppata un’esperienza di Osservazione Partecipata presso due servizi per la raccolta dei rifiuti ingombranti nelle due aree di indagine, dove ulteriori dati sugli artefatti e le opportunità per impatto sociale e ambientale sono stati identificati. La seconda domanda è stata indagata prima raccogliendo e analizzando casi storici e contemporanei di artefatti da RE-DIY prodotti da professionisti nel campo del progetto. Ne emerge il valore innovativo nel design di prodotti e servizi in grado di amplificare l’impatto potenziale della pratica analizzata. Ulteriori aspetti della professione sono stati approfonditi intervistando studi di progettazione attivi nella pratica del RE-DIY come occasione per coinvolgere le persone in esperienze di creatività tali da rafforzare il legame emozionale con gli artefatti, la coesione sociale locale, e l’implementazione del tessuto urbano. Di conseguenza viene confermata la possibilità per la pratica del RE-DIY di costituire un’opportunità professionale, oltre che ambientale. La terza domanda è stata principalmente affrontata definendo esperienze di Action Research per il coinvolgimento di persone nel processo creativo attraverso il RE-DIY. A tale scopo sono stati gestiti quattro differenti laboratori di Riparazione Creativa per osservare, sostenere e stimolare l’approccio delle persone alla pratica in questione. Questi laboratori hanno progressivamente offerto informazioni ed elementi per delineare e immaginare futuri suoli del design per la pratica del RE-DIY. Allo stesso tempo, sono state identificate e proposte ulteriori occasioni per i progettisti al fine di contribuire all’impatto sociale ed ambientale, mappandole con riferimento a due assi principali, ovvero tipologia di collaborazione e livello di azione. I quattro scenari che ne derivano propongono: Network di azione globale per impatto locale, ovvero collaborando e istaurando network con altri professionisti per intenzioni e progetti condivisi mirati a sviluppare il RE-DIY; Supporto a servizi per le attività di allungamento della vita dei prodotti, quali collaborazioni con organizzazioni e professionisti per la valorizzazione di tali artefatti; Amplificazione del coinvolgimento dei praticanti nei processi di trasformazione, ovvero condividere conoscenze e approcci progettuali con i praticanti stessi; Progettazione di artefatti per facilitare la pratica del RE-DIY, quali materiali, componenti, prodotti e servizi improntati alla valorizzazione delle imperfezione e delle connessioni fra gli altri.
Abstract in inglese The research addresses the design(er) role for the spreading of sustainable patterns of production and consumption (SPC). Inferring from the state of art, the envisaged strategy in this research is the prompting of satisfactory feedback by practicing potentially sustainable practices. To this purpose, the involvement of people in creative processes for artefacts production – i.e. Do-It-Yourself (DIY) – appears as a promising way to maximize awareness of contemporary issues related to producing and consuming by a more “direct encounter” with the world. This transition will be catalysed by the spreading of contemporary phenomena where bricoleurs, amateurs, lead-users, prosumers have been affirming the ‘New DIY Era’. The research hence analysed the different steps of the creative process where people could be involved from Concept to Transformation. The last step refers to reusing, repairing, repurposing, reappropriating, and in general activities aiming at prolonging products life-span once they reach their end-of-life, thus endowing remarkable potential for positive impact. So that Transformation and RE- activities have been considered as focus of the research, that together with DIY practice have been synthetically named as RE-DIY. The efforts of this research have been further focused on a specific typology of artefacts in order to limit possible variables and favouring the definition of a more reliable and effective study. To this purpose, the typology of artefact with the highest rate of disposition has been selected, i.e. furniture and raw materials (excluding electric and electronic devices) representing the 60% in volumes of waste artefacts in landfills in both United Kingdom and Italy, where the research has been carried on. The study of the RE-DIY has been based on the affirmed sociological theory of practice, intended as sets of norms, conventions, ways of doing, know-how and requisite material arrays, also named as Meaning, Skills, and Materials components. Practice is therefore the unit of enquiry, analysis and intervention, aiming at highlighting existing and possible connections to foster patterns of SCP. Three major questions have been posed and investigated: How is this practice carried out by practitioners? How are designers currently participating to this practice? How can designer contribute for a satisfactory and advantageous impact? The investigation of this research questions has been developed by setting an articulated methodology. The first question has been analysed by carrying semi-structured qualitative interviews to practitioners in both Milan (IT) and Lancaster (UK) areas. Instantly comparable levels of satisfaction from practicing RE-DIY emerged at different levels of commitment and interest among interviewees, classified in four groups of creativity (Doers, Adapters, Makers, and Creators). The reported personal experiences about RE-DIY practices have been deeply analysed according to the Practice Theory model from sociology studies. Three major components have been inferred about the practice: Meanings, i.e. motivational aspects; Skills, i.e. abilities involved; and Materials, i.e. tangible components. The analysis of these components highlighted several promising elements in terms of sustainable advantages. Services for artefacts rescuing have been acknowledged as worth being further exploited. To this purpose Participant Observation and Practice has been carried in two different services for bulky waste collection in the two local areas, where further information about artefacts and opportunities for social and environmental impact have been detected. The second question has been investigated first by collecting and analysing hystoric and contemporary cases of RE-DIY artefacts produced by professionals in the design field. As a result the innovation value in product and service design emerged, enhancing the potential impact of the analysed practice. Professional aspects related to have been further exploited by interviewing design studios engaged with the RE-DIY practice as occasion for people involvement in the creative process to foster emotional attachment, social cohesion, and urban improvement among the others. As a result, the chance for RE-DIY practice to represent a professional – beyond environmental –opportunity has been confirmed. The third question has been mainly addressed by setting Action Research occasions for direct involvement of people in the creative process by RE-DIY. To this purpose four different ‘Repairing Workshop’ has been led to observe, support, and stimulate people’s approach to the practice. The different workshops progressively offered information and elements to draft and envisage the future roles of design for the RE-DIY practice. At the same time, further professional occasion for designer to bring environmental and social advantage have been inferred and mapped according to two major axes, i.e. typology of contribution and level of action. The resulting four inferred scenarios of design opportunities and roles are: networking with global action for local impact, i.e. collaborating and networking with other professionals for shared projects and intentions aiming at fostering RE-DIY; supporting services for RE-activities and supplying, i.e. collaborating with institutions and professionals to valorise RE-artefacts; fostering practitioners’ involvement in transforming processes, i.e. sharing design- knowledge and -thinking with practitioners; Designing artefacts to facilitate RE-DIY practice, i.e. Designing materials, parts, products, and services to foster the distribution of competences: Wabi-Sabi and Connections.
Tipo di documento Tesi di dottorato
Appare nelle tipologie: Tesi di Dottorato
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2013_03_PhD_Salvia.pdf

accessibile in internet per tutti a partire dal 17/02/2014

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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10589/74842