In the period between the First and Second World Wars, Milan’s Istituto Case Popolari created more than 40 neighborhoods, amounting to almost 26,000 accommodations. Only a portion, albeit relevant, of these many architectures - which have been classified as 'historical' for some time now - is currently included in the public building heritage made available to the city. Some neighborhoods no longer exist, others were built from the very beginning with the intent of being sold, others have been partly alienated as a result of more recent policies. Similarly, not all the 'surviving' heritage has come down to today in their original conditions. Some of these places have undergone major transformations and have attracted major interest, others have fallen into oblivion and were abandoned. In any case, they were made object of various narratives, in some instances so frequent to contribute to their rise to fame, which have strongly influenced their perception, for better or for worse. This work is inspired by the will not to be limited to a mere process – which is albeit important and needed – of historiographical update of the constructive and cultural event of the Milanese IACP between the two wars: an operation which - thanks to the use of archival sources, including unpublished ones - made it possible to shed light on various grey areas that characterized the IACP history. Nor was the goal to be limited to a glossy - albeit necessary - photograph of the current state of these architectures, which was carried out thanks to numerous inspections and in-field checks. The deeper objective was, if anything, to tell what happened between the two thresholds of the origin and destiny of the Milanese public housing; that is what has been called life, with an explicitly organic metaphor. This whole work was therefore centered around the life of four of these districts - Solari (1925-27), Stadera (fomer XXVIII Ottobre, 1927-29), Trecca (1933-38), and Lorenteggio (former Renzo and Mario Mina, 1938-44) – which are linked by the choice of paying particular attention to those accommodations - originally defined as ultrapopolari or popolarissime - intended for an unprecedented policy of user differentiation inaugurated during the Fascist era, whose discriminatory consequences are however still partially present within the most recent housing policies. What surfaces is the story of an architectural heritage which – also thanks to its ambiguous position between a traditional and consolidated construction practice and the first design influences of modern architecture - reveals numerous qualities and undoubted potential, challenged today by certain dynamics and narratives that threaten its survival.

Tra il primo ed il secondo conflitto mondiale, l’Istituto Case Popolari di Milano ha costruito nel solo capoluogo lombardo più di 40 quartieri, per un totale di quasi 26.000 alloggi. Di queste numerose architetture – che da ormai diverso tempo vengono considerate ‘storiche’ – solo una parte, sebbene consistente, è oggi compresa all’interno del patrimonio di edilizia pubblica a disposizione della città. Alcuni quartieri oggi non esistono più, altri furono realizzati fin dalle origini per essere ceduti attraverso la formula del riscatto, altri ancora sono stati in parte alienati a seguito di politiche successive e più recenti. Allo stesso modo non tutto il patrimonio ‘sopravvissuto’ è arrivato fino ad oggi nelle stesse condizioni. Alcuni di questi luoghi sono stati oggetto di trasformazioni e attenzioni importanti, altri sono caduti nell’oblio e nell’abbandono. Ugualmente, le diverse narrazioni che li hanno interessati – in alcuni casi talmente sovrabbondanti da averli resi celebri – ne hanno fortemente condizionato la percezione sia nel bene che nel male. L’intento ispiratore di questo lavoro non è dunque stato quello di limitarsi ad un mero processo – seppur importante e doveroso – di aggiornamento storiografico relativo alla vicenda costruttiva e culturale dell’IACP milanese fra le due guerre: operazione che tra l’altro, grazie all’uso di fonti d’archivio anche inedite, ha permesso di far luce su diverse zone d’ombra che ancora ne caratterizzavano la narrazione. L’obiettivo non è stato nemmeno quello di limitarsi ad una patinata – seppur necessaria – fotografia dello stato di fatto in cui versano oggi queste architetture, effettuata grazie a numerosi sopralluoghi e verifiche sul campo. L’intento più profondo è stato semmai quello di raccontare ciò che è accaduto tra le due soglie dell’origine e del destino delle case popolari milanesi; ovvero quella che – con una metafora esplicitamente organica – si è voluto chiamare vita. Proprio attorno alla vita di quattro di questi quartieri – il Solari (1925-27), lo Stadera (ex-XXVIII Ottobre, 1927-29), il Trecca (1933-38) e il Lorenteggio (ex-Renzo e Mario Mina, 1938-44) – si è dunque fatto ruotare l’intero discorso, il cui filo conduttore è riconducibile alla scelta di dedicare una particolare attenzione a quegli alloggi – originariamente definiti ultrapopolari o popolarissimi – destinati ad un’inedita politica di differenziazione dell’utenza inaugurata nel ventennio fascista, ma i cui esiti discriminatori sono in parte sopravvissuti all’interno delle politiche abitative più recenti. Ne emerge la vicenda di un patrimonio costruito che – grazie anche al suo ambiguo sostare tra una prassi costruttiva tradizionale e consolidata e le prime influenze progettuali del moderno – rivela numerose qualità ed indubbie potenzialità, seppur oggi messe in discussione da dinamiche e narrazioni che ne minacciano la permanenza.

L'abitare necessario fra le due guerre. Vite e destini delle case popolari e popolarissime dall'IACP a Milano

Zenoni, Elia
2021/2022

Abstract

In the period between the First and Second World Wars, Milan’s Istituto Case Popolari created more than 40 neighborhoods, amounting to almost 26,000 accommodations. Only a portion, albeit relevant, of these many architectures - which have been classified as 'historical' for some time now - is currently included in the public building heritage made available to the city. Some neighborhoods no longer exist, others were built from the very beginning with the intent of being sold, others have been partly alienated as a result of more recent policies. Similarly, not all the 'surviving' heritage has come down to today in their original conditions. Some of these places have undergone major transformations and have attracted major interest, others have fallen into oblivion and were abandoned. In any case, they were made object of various narratives, in some instances so frequent to contribute to their rise to fame, which have strongly influenced their perception, for better or for worse. This work is inspired by the will not to be limited to a mere process – which is albeit important and needed – of historiographical update of the constructive and cultural event of the Milanese IACP between the two wars: an operation which - thanks to the use of archival sources, including unpublished ones - made it possible to shed light on various grey areas that characterized the IACP history. Nor was the goal to be limited to a glossy - albeit necessary - photograph of the current state of these architectures, which was carried out thanks to numerous inspections and in-field checks. The deeper objective was, if anything, to tell what happened between the two thresholds of the origin and destiny of the Milanese public housing; that is what has been called life, with an explicitly organic metaphor. This whole work was therefore centered around the life of four of these districts - Solari (1925-27), Stadera (fomer XXVIII Ottobre, 1927-29), Trecca (1933-38), and Lorenteggio (former Renzo and Mario Mina, 1938-44) – which are linked by the choice of paying particular attention to those accommodations - originally defined as ultrapopolari or popolarissime - intended for an unprecedented policy of user differentiation inaugurated during the Fascist era, whose discriminatory consequences are however still partially present within the most recent housing policies. What surfaces is the story of an architectural heritage which – also thanks to its ambiguous position between a traditional and consolidated construction practice and the first design influences of modern architecture - reveals numerous qualities and undoubted potential, challenged today by certain dynamics and narratives that threaten its survival.
GIAMBRUNO, MARIA CRISTINA
DI BIASE, CAROLINA
28-apr-2022
Tra il primo ed il secondo conflitto mondiale, l’Istituto Case Popolari di Milano ha costruito nel solo capoluogo lombardo più di 40 quartieri, per un totale di quasi 26.000 alloggi. Di queste numerose architetture – che da ormai diverso tempo vengono considerate ‘storiche’ – solo una parte, sebbene consistente, è oggi compresa all’interno del patrimonio di edilizia pubblica a disposizione della città. Alcuni quartieri oggi non esistono più, altri furono realizzati fin dalle origini per essere ceduti attraverso la formula del riscatto, altri ancora sono stati in parte alienati a seguito di politiche successive e più recenti. Allo stesso modo non tutto il patrimonio ‘sopravvissuto’ è arrivato fino ad oggi nelle stesse condizioni. Alcuni di questi luoghi sono stati oggetto di trasformazioni e attenzioni importanti, altri sono caduti nell’oblio e nell’abbandono. Ugualmente, le diverse narrazioni che li hanno interessati – in alcuni casi talmente sovrabbondanti da averli resi celebri – ne hanno fortemente condizionato la percezione sia nel bene che nel male. L’intento ispiratore di questo lavoro non è dunque stato quello di limitarsi ad un mero processo – seppur importante e doveroso – di aggiornamento storiografico relativo alla vicenda costruttiva e culturale dell’IACP milanese fra le due guerre: operazione che tra l’altro, grazie all’uso di fonti d’archivio anche inedite, ha permesso di far luce su diverse zone d’ombra che ancora ne caratterizzavano la narrazione. L’obiettivo non è stato nemmeno quello di limitarsi ad una patinata – seppur necessaria – fotografia dello stato di fatto in cui versano oggi queste architetture, effettuata grazie a numerosi sopralluoghi e verifiche sul campo. L’intento più profondo è stato semmai quello di raccontare ciò che è accaduto tra le due soglie dell’origine e del destino delle case popolari milanesi; ovvero quella che – con una metafora esplicitamente organica – si è voluto chiamare vita. Proprio attorno alla vita di quattro di questi quartieri – il Solari (1925-27), lo Stadera (ex-XXVIII Ottobre, 1927-29), il Trecca (1933-38) e il Lorenteggio (ex-Renzo e Mario Mina, 1938-44) – si è dunque fatto ruotare l’intero discorso, il cui filo conduttore è riconducibile alla scelta di dedicare una particolare attenzione a quegli alloggi – originariamente definiti ultrapopolari o popolarissimi – destinati ad un’inedita politica di differenziazione dell’utenza inaugurata nel ventennio fascista, ma i cui esiti discriminatori sono in parte sopravvissuti all’interno delle politiche abitative più recenti. Ne emerge la vicenda di un patrimonio costruito che – grazie anche al suo ambiguo sostare tra una prassi costruttiva tradizionale e consolidata e le prime influenze progettuali del moderno – rivela numerose qualità ed indubbie potenzialità, seppur oggi messe in discussione da dinamiche e narrazioni che ne minacciano la permanenza.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/186017